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CURIOSITA' SUL PROSCIUTTO

Dal latino volgare “præxsuctus” (privato di ogni liquido) deriva la parola “presciutto”, usata in alternativa a prosciutto, composta a sua volta dall’incrocio di “perexuctus” con “proexsuctus”.

Il prosciutto, ovvero la coscia di maiale, salata e fatta seccare, è già noto all’epoca dei Greci e dei Romani. Proprio questi ultimi distinguevano due tipi di prosciutto: quello fatto con la coscia (perna) e quello fatto con la spalla (petaso).
Lo stesso Catone, già nel II secolo a. C. nel suo celebre trattato “De Agricoltura”, fornisce alcune importanti prescrizioni sul modo di fare il prosciutto, ed in particolare sulla salatura, sull’asciugatura e sul trattamento con le spezie.

Ripercorrendo il corso dei secoli, del prosciutto e della tecnica di preparazione, parlarono anche Polibio, Strabone, Orazio, Plauto e Giovenale.

Dal Trecento in poi numerose sono le testimonianze che descrivono le tecniche di produzione del prosciutto sino ad arrivare al Rinascimento, secolo nel quale esso diviene protagonista assoluto di feste e banchetti.

In epoche più recenti anche lo stesso Filippo Tommaso Marinetti, teorico della poetica del Futurismo, nella sua opera “La cucina futurista”, narrando del banchetto di due amanti, riferisce di un enorme prosciutto sopra un vassoio.

 
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